Il silenzio nella città – Missioni Consolata

Nel cuore di Torino c’è un eremo nato dentro l’ex carcere della città. Incontriamo l’uomo che l’ha fatto nascere, Juri Nervo, laico, operatore sociale nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri. Piccolo fratello secolare che abita la quotidianità e le povertà urbane partendo dalla sua relazione liberante con Dio.
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«Non ho tempo. Le giornate volano e non riesco mai a fermarmi. Cerco di mettere ordine in casa, ma abbiamo troppi oggetti, sembra che si moltiplichino». A chi non succede di sentire dire o di pronunciare queste parole?

La vita quotidiana incalza, e il desiderio di fermarsi è messo da parte. Viviamo in una continua tensione tra opposti: da un lato andiamo di fretta, con superficialità, facciamo gesti automatici svuotati di senso, siamo immersi nel rumore, ci sentiamo soli; dall’altro sentiamo il richiamo della lentezza, della profondità, il desiderio di compiere gesti che nascano da un senso e si orientino a un senso, il bisogno di silenzio e di relazioni autentiche.

A dicembre, nel periodo natalizio, questa tensione cresce. Gli stimoli aumentano di numero, mentre il Natale richiama a un evento singolo, a una persona; cresce il pericolo del consumismo, degli acquisti compulsivi, mentre il richiamo dell’incarnazione è al gustare le cose e alla consapevolezza del dono; ci troviamo a planare su giornate costellate di cose da fare, mentre l’invito è a scendere in profondità; siamo spinti all’azione, mentre il richiamo è alla contemplazione; veniamo colpiti da bagliori intermittenti e violenti, mentre sentiamo di aver bisogno di luci tenui che non feriscano gli occhi.

Un eremo in città

Veniamo a scoprire che c’è un luogo a Torino che richiama al silenzio e alla profondità fin dal suo nome: l’Eremo del silenzio.

Un eremo in città. Subito pensiamo che l’idea ci piace: la città è un luogo dove si cercano relazioni ma si sperimenta la solitudine; in un eremo, all’opposto, si va in cerca di solitudine, e si fa esperienza di non essere soli.

Incuriositi, andiamo a bussare alla sua porta nella speranza di trovare qualche risposta alle tensioni di cui parlavamo sopra.

Arrivati in via Paolo Borsellino 3, siamo sorpresi dal luogo: ci troviamo nella zona centrale, a due passi dalla stazione di Porta Susa e dal palazzo di giustizia, di fronte al nuovissimo grattacielo di una nota banca. Ma, soprattutto, ci troviamo davanti al muro alto e scuro dell’ex carcere «Le nuove», fondato a metà Ottocento e attivo fino al 2001.

Accanto a un pesante portone carrabile c’è un portoncino verde, piccolo ma dall’aspetto altrettanto pesante. Un’insegna ci dice che siamo di fronte al museo del carcere di Torino.

L’unico indizio sull’Eremo sta nella scritta incollata sopra una delle due buche per le lettere a sinistra del portoncino.

Ad accoglierci viene Juri Nervo, l’uomo che ha dato vita nel 2011 all’Eremo del silenzio dentro la piccola palazzina interna al carcere dedicata alle donne terroriste: occhi vivaci dietro un paio di occhiali tondi dai colori brillanti, barba brizzolata più folta dei capelli, indossa un giubbotto sportivo sopra un maglioncino grigio. All’anulare sinistro porta la fede nuziale. Si definisce un «ricercatore», un cercatore di silenzio, ma anche un cercatore di pratiche sociali, d’iniziative di aiuto nei confronti di persone in difficoltà: a scuola, in carcere, in ospedale.

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2019-05-31T16:39:55+01:00