In questo periodo di “Clausura forzata” ci hanno fatto alcune domande “pratiche” sul come vivere l’Eremitaggio urbano a queste domande proviamo a dare risposte utili.


L’eremo del silenzio parla di Eremitaggio urbano, 
come si può conciliare questa vocazione all’interno di una famiglia?
 
Certamente il punto di partenza detta la strada: se sei solo in casa o se sei genitore o figlio allora è inevitabile vivere la vocazione in un modo diverso, devi fare i conti con i tempi e ritmi della famiglia.
Questo ci dice che è non è cosi semplice dare una risposta per tutti, ma credo che ci sia un elemento che accomuni tutti:l’amore che metto nelle cose che faccio.
 
Che sia da solo in casa o che sia immerso in un contesto famigliare, posso decidere di colmare d’amore ogni momento, ogni mia azione può diventare una piccola rivoluzione d’amore.
Se sono da solo: entro in comunione con il mondo attraverso l’amore nel mio lavoro quotidiano, ordinare la casa, cucinare, etc. ogni passo ogni azione se ricolma del mio amore è rivoluzione d’amore, anche il mio gesto in comunione con gli altri crea un cambiamento d’amore.
Se vivo in famiglia, ho la fortuna di avere dei fratelli e sorelle accanto, che diventano una occasione di crescita e di vivere il Vangelo:tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me…” La famiglia diventa una sorgente di amore che irriga da quel punto, da quell’appartamento, tutto il condominio, tutto il quartiere… La famiglia diventa testimonianza di un amore più grande, la famiglia diventa anche “pozzo”: i singoli ogni volta che impattano contro la durezza della vita possono abbeverarsi e risanarsi grazie all’amore che li circonda.
 
Questo circolo, mi pone sempre una domanda, una domanda rivolta sempre a noi, IO COSA STO FACENDO?
 
Possiamo concludere con una frase di François-Xavier Nguyen Van Thuan, vescovo a Nhatrang, che in prigione scrive:
«Ho passato la metà della mia vita ad aspettare ». E verissimo: tutti i prigionieri, incluso io stesso, aspettano ogni minuto la liberazione. Ma poi ho deciso: « Io non aspetterò. Vivo il momento presente, colmandolo di amore ».
Non è una ispirazione improvvisa, ma una convinzione che ho maturato in tutta la vita. Se io passo il mio tempo ad aspettare, forse le cose che aspetto non arriveranno mai. La sola cosa che sicuramente arriverà è la morte.